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N° 03/2021 del 14/01/2021

L’Agenzia delle Entrate, con l’interpello n° 578 del 10 dicembre scorso, ha precisato che gli emolumenti erogati a persona fisica non residente a seguito di verbale di conciliazione per mancata stipula di un contratto di lavoro si qualificano come redditi di lavoro dipendente.

 

Con la risposta ad Interpello del 10 dicembre 2020 n°578, l'Agenzia delle Entrate ha chiarito le modalità di tassazione degli importi erogati a favore di persona fisica non residente nel contesto di una transazione relativa alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Con l'istanza di interpello in esame è stata richiesta conferma sulla tassazione da applicare alla somma riconosciuta nel 2019 ad un lavoratore non residente a seguito della sottoscrizione di un verbale di conciliazione, nelle forme previste ex art. 410 e 411 c.p.c.. In particolare, la società istante si era impegnata con il lavoratore – all'esito di un licenziamento ed alla conseguente offerta di un contratto di lavoro con società cinese di diritto extra UE – entro determinate scadenze temporali, ad offrire un ulteriore contratto di lavoro, nella società italiana o in altra società del gruppo, con una RAL predeterminata ed un'anzianità convenzionale riconosciuta, coerente con la professionalità o, in caso di impossibilità o grave difficoltà a reperire un ruolo coerente con quanto stabilito, a riconoscere un importo complessivo lordo predeterminato "a titolo di penale per l'inadempimento di obbligo di facere".

Pertanto, il lavoratore e l'istante  sottoscrivevano il verbale di conciliazione in sede sindacale, con il quale il lavoratore dichiarava "di essere integralmente soddisfatto rispetto alle obbligazioni derivanti dagli accordi come sopra evidenziati e che null'altro aveva a pretendere dalla società, nonché dalle altre società del gruppo, per qualsiasi titolo, ragione o causa e dichiarava, comunque, di rinunciare ad ogni e qualsiasi pretesa comunque derivante e/o derivabile anche in via occasionale e/o indiretta, e/o attraverso terzi dai rapporti tutti intercorsi e/o intercorrendi tra le parti, compresi eventuali diritti alla costituzione di un rapporto di lavoro, a eventuali premi o bonus, differenze retributive, emolumenti e indennità in genere".

A seguito della sottoscrizione del verbale, la società istante aveva provveduto ad erogare al lavoratore l'importo prestabilito al netto della ritenuta a titolo d'imposta del 30%, in base a quanto dichiarato dal lavoratore in merito al suo status di non residente nel territorio italiano ai fini fiscali, non avendo richiesto l'applicazione di alcuna convenzione contro le doppie imposizioni.

La Società istante, circa la natura reddituale delle erogazioni corrisposte e della conseguente tassazione applicata, ha rappresentato che le stesse, non presentando caratteristiche tali per essere ascrivibili ai redditi di lavoro dipendente ai sensi degli articoli 49 e 51 del T.U.I.R., sono state sottoposte a tassazione con le modalità sopra evidenziate, qualificando le erogazioni come reddito diverso (obblighi di fare, non fare o permettere ex articolo 67, comma 1, lettera l del Tuir). All'uopo ha chiesto se il comportamento adottato possa essere condiviso dall'Agenzia delle Entrate.

Ciò posto, a parere dell'Agenzia delle Entrate, l'importo percepito dal lavoratore trae origine nel contesto di una transazione relativa alla risoluzione del rapporto di lavoro. Nella documentazione prodotta, la Società ha infatti precisato che, per la determinazione dell'importo è stato preso in considerazione un valore corrispondente a 12 mensilità, basate su una retribuzione mensile, comprensiva di componenti fisse e variabili. Sul punto, l'art 17, comma 1, lettera a), del TUIR prevede che siano assoggettati a tassazione separata le "(…) altre indennità e somme percepite una volta tanto in dipendenza della cessazione dei predetti rapporti, comprese l'indennità di preavviso, le somme risultanti dalla capitalizzazione di pensioni e quelle attribuite a fronte dell'obbligo di non concorrenza … nonché le somme e i valori comunque percepiti, al netto delle spese legali sostenute, anche se a titolo risarcitorio o nel contesto di procedure esecutive, a seguito di provvedimenti dell'autorità giudiziaria o di transazioni relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro (…)".

Inoltre, come evidenziato dalla giurisprudenza, con l'introduzione dell'art. 17, comma 1, lettera a) del TUIR il legislatore ha inteso ricomprendere nel reddito di lavoro dipendente anche le somme, diverse dal risarcimento del danno emergente, percepite a seguito di qualsiasi transazione, prescindendo cioè dalla natura o meno novativa della stessa, purché relative al rapporto di lavoro subordinato (cfr. Cass., sez. Lav., 8 aprile 2004, n. 6910). Con specifico riferimento ai soggetti non residenti, hanno osservato i tecnici dell'Amministrazione Finanziaria, la tassazione dei redditi percepiti in dipendenza della cessazione del rapporto di impiego da lavoratori residenti all'estero trova la sua disciplina nell'art. 23, comma 2, lettera a) del TUIR, che reca una presunzione assoluta in base alla quale si devono considerare come prodotti nel territorio italiano, e come tali assoggettabili a tassazione in Italia ai sensi dell'articolo 3 del TUIR, i redditi di cui all'art. 17, comma 1, lettera a) del TUIR, "se sono corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti”.

Il criterio di collegamento ai fini dell'attrazione dei predetti emolumenti nella potestà impositiva nazionale è costituito, pertanto, solo dalla residenza fiscale del soggetto erogante, a nulla rilevando la circostanza che la prestazione lavorativa sia svolta in Italia o all'estero, dal momento che, nel caso di specie, si tratta di somme e valori comunque percepiti (ancorché erogati/percepiti in una data successiva) a seguito di transazioni relative alla risoluzione del rapporto di lavoro. All'atto del pagamento dei suddetti emolumenti, pertanto, il sostituto d'imposta è tenuto ad applicare le ritenute alla fonte con le modalità previste dall'art. 23 del TUIR, comma 2, lettera d) ai sensi del quale la ritenuta da operare è determinata "(…) sulla parte imponibile del trattamento di fine rapporto e delle indennità equipollenti e delle altre indennità e somme di cui all'art. 17, del citato testo unico, con i criteri di cui allo stesso art. 17".

Ad maiora

IL PRESIDENTE    
Edmondo Duraccio

 

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

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