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N° 125/2018 del 02/10/2018

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n° 64/E del 14 settembre 2018, ha precisato che la scelta del regime IVA è palesata dal comportamento concludente del contribuente che non è vincolato dalla permanenza triennale.

 

Con la risoluzione n° 64/E del 14 settembre 2018 l’Agenzia delle Entrate in risposta ad interpello ha fornito utili indicazioni in merito alla facoltà per il contribuente di transitare al regime forfetario ex art. 1, commi da 54 a 89, L. n° 190/2014 senza vincolo triennale di permanenza.

In particolare, nel quesito posto, la contribuente istante ha specificato che, pur possedendo i requisiti per accedere al regime forfettario di cui all’articolo 1, commi da 54 a 89 della legge 23 dicembre 2014, n°190, fin dall'anno 2015 ha sempre svolto l’attività di parrucchiera in regime di contabilità semplificata di cui all’articolo 18 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n°600, senza tuttavia mai esercitare l’opzione nel quadro VO della dichiarazione annuale IVA, ma semplicemente adottando un “comportamento concludente”.

Nel 2017 l’istante ha optato per il regime semplificato di cui al comma 5 del citato articolo 18 con relativa presentazione del quadro VO della dichiarazione annuale IVA/2018 per l'anno 2017.

Volendo applicare il regime forfetario a partire dall'anno d'imposta 2018, l'istante ha chiesto da quale anno decorra il vincolo triennale di permanenza nel regime opzionato previsto dalle norme sopra richiamate ed inoltre, se il vincolo triennale possa essere derogato anche con riferimento agli anni d’imposta 2016 e/o 2017 nonostante la mancata formale opzione.

Ciò posto, i tecnici dell'amministrazione finanziaria, hanno ricordato che a partire dal 1° gennaio 2015, il regime naturale per i contribuenti in possesso dei requisiti di cui all’articolo 1, commi da 54 ad 89, della legge n°190 del 2014, è il regime forfetario. Tuttavia, a tali soggetti è consentito optare per la determinazione dell’IVA e del reddito nei modi ordinari.

Orbene, la scelta per comportamento concludente, esercitata nel 2015, di avvalersi del regime contabile semplificato di cui all’articolo 18 del D.P.R. n°600 del 1973 e, conseguentemente, di determinare il reddito secondo i criteri di cui all’articolo 66 del TUIR – in luogo del regime forfettario di cui alla legge n°190 del 2014  non vincola l’istante alla permanenza triennale nel regime scelto, trattandosi comunque di un regime “naturale” proprio dei contribuenti minori. Né rileva la circostanza che, nel 2017, l’istante ha determinato il reddito con il regime contabile semplificato e secondo il “criterio di cassa”, trattandosi ugualmente del regime “naturale” applicabile ai contribuenti in contabilità semplificata ed avendo esercitato l’opzione di cui al comma 5 del citato articolo 18.

In particolare, specifica il documento di prassi, il vincolo triennale rileva solo per coloro che scelgono di rimanere nel regime semplificato di cui all’articolo 18, e non anche per coloro che, avendone i requisiti, scelgono di accedere al regime forfetario. Pertanto, l’istante – in presenza dei requisiti richiesti dalla normativa di riferimento – ha facoltà di transitare dal regime semplificato al regime forfettario senza dover scontare alcun vincolo triennale di permanenza, e quindi, avvalersi per l’anno d’imposta 2018 del regime forfettario.

Ciò chiarito, si evidenzia che, fermo restando che l'opzione e la revoca di regimi di determinazione dell'imposta o di regimi contabili si desumono da comportamenti concludenti del contribuente o dalle modalità di tenuta delle scritture contabili, la validità dell'opzione e della relativa revoca è subordinata unicamente alla sua concreta attuazione sin dall'inizio dell'anno o dell'attività.  Inoltre, il contribuente è obbligato a comunicare l'opzione nella prima dichiarazione annuale IVA da presentare successivamente alla scelta operata mentre resta ferma la validità dell'opzione anche nelle ipotesi di omessa, tardiva o irregolare comunicazione, sanzionabili secondo le vigenti disposizioni.

Nel caso in specie, l’omessa indicazione dell’opzione, nella dichiarazione IVA relativa all’anno d’imposta 2015, per l’applicazione del regime di contabilità ordinario per le imprese minori, seppur non vincolante ai fini dell’efficacia del regime scelto, costituisce una violazione sanzionabile, che l’istante può sanare attraverso l’istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n°472.

Ad maiora

IL PRESIDENTE 
Edmondo Duraccio

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

ED/FC/PDN

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