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N° 135/2020 del 25/09/2020

Permessi elettorali e cassa integrazione guadagni – disciplina dei riposi compensativi.

 

Le recenti consultazioni elettorali e referendarie hanno acceso i riflettori sui riposi compensativi spettanti ai lavoratori chiamati allo svolgimento delle funzioni predette, soprattutto nella fase emergenziale – determinata dal covid-19 – che attualmente molte delle ns. imprese stanno vivendo.

Una analisi della fattispecie non può prescindere da un breve excursus della normativa.

Come noto, l’art. 119 del DPR 361/57, risultante all’esito delle modifiche di cui all’art. 11 della L. 53/90, prevede testualmente che: “in occasione di tutte le consultazioni elettorali disciplinate da leggi della Repubblica o delle regioni, coloro che adempiono funzioni presso gli uffici elettorali, ivi compresi i rappresentanti dei candidati nei collegi uninominali e di lista o di gruppo di candidati nonché, in occasione di referendum, i rappresentanti dei partiti o gruppi politici e dei promotori del referendum, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro per tutto il periodo corrispondente alla durata delle relative operazioni”.

Inoltre, il comma 2 della prefata disposizione, dispone letteralmente che: “i giorni di assenza dal lavoro compresi nel periodo di cui al comma 1 sono considerati, a tutti gli effetti, giorni di attività lavorativa”.

Da quanto sopra, emerge icasticamente che il lavoratore ha un diritto (non una facoltà) di assentarsi dal lavoro per lo svolgimento delle attività di scrutatori, presidenti e segretari di seggi elettorali, nonché anche di rappresentante di lista.

Pertanto, il datore non ha alcun diritto di veto rispetto alle esigenze aziendali, prevalendo – nel bilanciamento dei contrapposti diritti costituzionali, art. 41 sulla iniziativa economica-privata e art. 48 sul diritto-dovere di voto – quello sancito dall’art. 48 (diritto-dovere di voto).

Chiaramente, i lavoratori interessati sono tenuti a produrre all’azienda, oltre alla copia del certificato di chiamata al seggio, anche l’attestato, firmato dal presidente, con l’indicazione delle giornate di presenza al seggio e dell’orario di chiusura.

Per i lavoratori che assolvono l’incarico di presidente, la certificazione in argomento potrà essere vistata dal vice-presidente.

Inoltre, le predette giornate sono, ad ogni effetto di legge, equiparate a normali giorni di attività lavorativa. Donde, il lavoratore ha diritto ad essere retribuito come se avesse regolarmente lavorato.

Più in dettaglio, la L. 29 gennaio 1992, n. 69, art.1, con norma di dichiarata interpretazione autentica del comma 2 dell'art. 119 cit. ha statuito che "Il comma 2 dell'art. 119 del Testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei Deputati, approvato con D.P.R. 30 marzo 1957, n. 361, come sostituito dalla L. 21 marzo 1990, n. 53, art. 11, va inteso nel senso che i lavoratori di cui al comma 1 dello stesso art. 119 hanno diritto al pagamento di specifiche quote retributive, in aggiunta alla ordinaria retribuzione mensile ovvero a riposi compensativi, per i giorni festivi o non lavorativi eventualmente compresi nel periodo di svolgimento delle operazioni elettorali."

Per effetto dell’interpretazione autentica, si tratta di verificare se l’attività elettorale, che legittima l’assenza dal lavoro, abbia avuto luogo in giorni festivi o non lavorati. In caso di risposta affermativa, come comunemente avviene nel caso della domenica (festivo per antonomasia), bisognerà procedere alternativamente al pagamento di una quota giornaliera di retribuzione ovvero a concedere un riposo compensativo.

La norma non specifica chi (datore o lavoratore) sceglie cosa (retribuzione o permesso), ma è diffusa una consolidata prassi che prevede la erogazione dei c.d. “riposo compensativo”, donde la scelta – adottata anche da molti CCNL.

Più nel concreto, occorrerà verificare, caso per caso, l’effettivo calendario delle presenze del lavoratore.

Si ipotizzi la seguente posizione standard.

Le attività elettorali si svolgono, di norma, il sabato, almeno per le attività preparatorie, e la domenica ed il lunedì per quelle di votazione vera e propria e/o di scrutinio. Nel caso di pagamento mensilizzato, il dipendente che rende la sua attività dal lunedì al venerdì, si assenterà dal lavoro la sola giornata del lunedì. A fronte di tale assenza riceverà la normale retribuzione, quindi la mensilizzazione – senza subire alcuna decurtazione.

Quanto alle giornate di sabato e domenica, considerato che nella mensilizzazione è ricompreso il sabato (benché non lavorato), è soltanto quest’ultima (domenica), in quanto non retribuita, ad essere oggetto di pagamento ovvero di riposo compensativo.

Inoltre, la Giurisprudenza di legittimità (ex plurimis Cassazione, sentenza n° 8712/2002) ha avuto modo di precisare che, anche se l’attività prestata per lo svolgimento delle funzioni elettorali copra soltanto una parte dalla giornata, il lavoratore ha diritto egualmente ad essere retribuito per intero, senza quindi frazionamenti.

Nell’attuale congiuntura economico-epidemiologica, in cui cioè molte realtà datoriali sono in cassa integrazione guadagni per covid-19, si rende necessario un approfondimento nell’ipotesi in cui il lavoratore sia chiamato a svolgere le funzioni elettorali in costanza di cig.

Al riguardo, si segnala sia la posizione di Confindustria che della Giurisprudenza.

Confindustria, con nota del 27 maggio 2009, ha sottolineato che laddove la cassa integrazione sia già stata programmata e preventivamente comunicata ai lavoratori, il datore di lavoro non dovrebbe corrispondere alcun compenso (né – evidentemente – riposo compensativo) né per le giornate non lavorative e festive, né per quelle che sarebbero state lavorative, in quanto durante il periodo di Cassa Integrazione Guadagni le obbligazioni contrattuali sono sospese.

Parimenti, la Corte di Cassazione, con la sentenza n° 29744 del 19 novembre 2018, ha avuto nodo di precisare, con riferimento – nello specifico – al riposo compensativo, che la richiamata disciplina (art. 1 legge 69/92) non possa trovare applicazione, anche solo in via estensiva, nell'ipotesi in cui il lavoratore impegnato nello svolgimento di funzioni elettorali si trovi in cassa integrazione e cioè in una situazione nella quale le reciproche obbligazioni principali a carico delle parti del rapporto di lavoro, costituite dalla prestazione dell'attività di lavoro e dalla corresponsione della retribuzione, sono sospese.

Infatti, hanno concluso gli Ermellini, la sospensione dell'obbligo lavorativo per il dipendente nel periodo di espletamento delle operazioni elettorali, rende incongruo il riconoscimento del diritto al riposo compensativo, istituto tradizionalmente destinato a "compensare" la maggiore onerosità dell'attività prestata in giorno festivo o non lavorativo in funzione del recupero delle energie psico – fisiche del dipendente.

Pertanto, riprendendo la situazione prima evidenziata ed ipotizzando una sospensione lavorativa, il lavoratore non avrà diritto né a retribuzione, né a riposo compensativo, per la domenica, atteso che nella cig sono sospese le obbligazioni.

Ad maiora

IL PRESIDENTE     
Edmondo Duraccio

 

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

 

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