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N° 175/2019 del 11/12/2019

L’Agenzia delle Entrate, con risposta ad interpello n° 504 del 28 novembre sorso, ha precisato che non possono applicare il regime forfettario gli esercenti attività di impresa arti o professioni che controllano direttamente o indirettamente ai sensi dell'art. 2359 c.c. società a responsabilità limitata che esercitano attività riconducibili a quelle svolte dal contribuente.

 

Con la risposta ad Interpello del 28 novembre 2019 n°504, l'Agenzia delle Entrate ritorna a chiarire, in tema di cause ostative all'applicazione del regime forfettario, le regole dettate dalla lettera d) del comma 57 dell'art. 1 della legge n°190 del 2014, come modificata dalla legge di bilancio 2019.

In particolare, il contribuente istante ha rappresentato, nel quesito posto al vaglio dell'Agenzia delle Entrate, di essere socio di una società a responsabilità limitata unitamente ad altri 3 soci tra i quali non ci sono legami di parentela, con una quota del 25% procapite del capitale sociale.

Tutti e quattro i soci della S.r.l. hanno intenzione di richiedere personalmente la partita IVA, con contestuale iscrizione alla Cassa professionale di appartenenza e con applicazione del regime forfettario, fatturando il compenso per l'opera svolta direttamente alla S.r.l. partecipata, che opera con codice di attività (ATECO) appartenente alla medesima sezione in cui ricadrebbero i soci. A tal fine hanno richiesto se, nella fattispecie, fosse operante la particolare causa ostativa secondo la nuova formulazione della lettera d) del comma 57 dell' art.1, per la quale non possono avvalersi del regime forfettario le imprese e i professionisti che partecipano contemporaneamente a società di cui all'art.5 del TUIR, ovvero che "controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata … le quali esercitano direttamente o indirettamente le medesime attività svolte dagli esercenti attività d'impresa arti o professioni".

L'istante, ha chiesto altresì, se la situazione prospettata potesse costituire una fattispecie abusiva ai sensi dell’art.10-bis della legge n°212/2000.

I tecnici dell'Agenzia delle Entrate, in risposta al quesito, hanno chiarito che affinché operi la causa ostativa di cui alla lettera d) del comma 57 dell'art.1 della legge n°190 del 2014 è necessaria la compresenza:

1) del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata;

2) dell'esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti o professioni.

Inoltre, con la Circolare n°9/E del 10 aprile 2019 si è affermato che, conformemente alla ratio legis volta a evitare artificiosi frazionamenti delle attività d'impresa o di lavoro autonomo svolte, per la definizione di controllo, diretto e indiretto, occorre riferirsi all'art. 2359, primo e secondo comma, del codice civile. Con particolare riferimento al controllo indiretto, è altresì specificato che, ai fini dell'applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma del citato art. 2359, si computano anche i voti spettanti a persona interposta tra cui, ai fini della disciplina dei forfetari, andranno ricompresi i familiari di cui all'art. 5, comma 5, del TUIR.

La lettera d) in esame richiede, inoltre, per l'attivazione della causa ostativa, che la società a responsabilità limitata o l'associazione in partecipazione esercitino attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d'impresa, arti e professioni. Sul punto, occorre avere riguardo alle attività effettivamente svolte in concreto dal contribuente e dalla società a responsabilità limitata controllata, indipendentemente dai codici ATECO dichiarati, per valutarne la correlazione.

In assenza di una delle predette condizioni, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario.

Con riferimento al caso di specie, non sussisterebbe alcun controllo di diritto né influenza dominante sulla società, ai sensi del primo comma, numeri 1) e 2), e secondo comma dell'articolo 2359 del codice civile.

Quanto alle ipotesi di fattispecie abusiva, ai sensi dell’art.10-bis della legge n°212/2000, come richieste dall'istante, l'Agenzia delle Entrate, con il documento in esame, ha chiarito che potrebbero, alternativamente o congiuntamente, verificarsi in merito alla:

– applicabilità delle lettere d) e/o d-bis) del comma 1 dell'art. 57 della legge n. 190 del 2014;

non congruità dei compensi fatturati dal soggetto istante alla società a responsabilità limitata di cui è socio in presenza di comportamenti antieconomici;

– configurabilità della società a responsabilità limitata quale mero soggetto interposto nella prestazione dei servizi.

Qualora anche una delle predette ipotesi facesse emergere un vantaggio fiscale, lo stesso sarebbe in violazione diretta della disposizione di legge, di volta in volta, interessata.

Viceversa, qualora nessuna delle predette ipotesi facesse emergere un vantaggio fiscale in diretta violazione di legge, il risparmio d'imposta conseguito dall'adesione al regime forfetario sarebbe in linea con la ratio sottesa al medesimo regime forfetario, non configurando, perciò, lo stesso un indebito vantaggio fiscale ai sensi dell'articolo 10-bis della legge n. 212 del 2000.

Ad maiora

IL PRESIDENTE  
Edmondo Duraccio

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

 

ED/FC/PDN

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