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N° 23/2020 del 13/02/2020

La Legge di Bilancio 2020, n° 160 del 27 dicembre scorso, è intervenuta con sostanziali modifiche sui requisiti di accesso e/o di permanenza nel regime forfettario.

 

La legge di bilancio 2020 (id: Legge 27 dicembre 2019, n°160), con le previsioni contenute all'art. 1, comma 691 e 692, interviene, dopo le già rilavanti modifiche succedutesi dalla sua introduzione ad opera della L. 190/2014, art. 1, co. da 54 a 89, sui requisiti di accesso e di permanenza nel regime forfettario.

In particolare, i commi 691 e 692, come evidenziato dal servizio studi del Senato della Repubblica e Camera dei Deputati, recano le seguenti modifiche:

  • il comma 691 abroga la disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2019 (commi da 17 a 22, dell'articolo l, della legge 30 dicembre 2018, n°145) che consente dal 1° gennaio 2020 alle persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che hanno conseguito (nel periodo d'imposta precedente a quello per il quale è presentata la dichiarazione) ricavi o percepito compensi tra 65.001 e 100.000 euro di avvalersi di un’imposta sostitutiva con aliquota al 20 per cento dell’imposta sul reddito, delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive.

 

  • il comma 692, lettera a) dell’articolo in esame sostituisce il comma 54, dell’articolo 1, della legge di stabilità 2015 (id: legge 23 dicembre 2014, n. 190), che istituisce per gli esercenti attività d'impresa e arti e professioni un nuovo regime forfetario di determinazione del reddito da assoggettare a un’unica imposta sostitutiva di quelle dovute con aliquota al 15 per cento. La lettera a) del nuovo comma 54, come modificato, mantiene fermo a 65.000 euro il limite dei ricavi conseguiti o compensi percepiti nell'anno precedente per accedere al regime forfettario agevolato.

 

  • la lettera b) del nuovo comma 54 reintroduce come condizione accessoria necessaria per l’accesso al regime forfettario il limite alle spese sostenute per il personale e per il lavoro accessorio (requisito soppresso dalla legge di bilancio 2019). Pertanto, potranno accedere al regime agevolato forfettario i contribuenti che, oltre a non avere superato il limite dei 65.00 euro, hanno sostenuto spese per un ammontare complessivamente non superiore ad euro 20.000 lordi per lavoro accessorio, per lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati e le spese per prestazioni di lavoro prestato dall’imprenditore o dai suoi familiari. Nel reintrodurre il limite di spesa, la norma in commento lo eleva quindi da 5.000 a 20.000 euro.

 

  • la lettera d) introduce una nuova lettera d-ter) al comma 57 che ripristina l’esclusione dal regime forfettario dei soggetti che nell'anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente eccedenti l'importo di 30.000 euro. La verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato; rilevano esclusivamente le cessazioni del rapporto di lavoro intervenute nell’anno precedente a quello di applicazione del regime forfetario e dopo la cessazione del rapporto lavorativo, inoltre, non devono essere percepiti redditi di pensione i quali, in quanto assimilati al reddito di lavoro dipendente, assumono rilievo, anche autonomo, ai fini del raggiungimento della citata soglia.

 

  • la lettera f) introduce un regime premiale volto a incentivare l’utilizzazione della fattura elettronica, infatti, per i contribuenti che si avvalgono del regime forfettario e che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche, il termine di decadenza per la notificazione degli avvisi di accertamento è ridotto di un anno ovvero a quattro anni (rispetto ai vigenti cinque). Si ricorda a tal proposito che l’articolo 1, comma 3, del D.Lgs. 5 agosto del 2015, n° 127, in materia di fatturazione elettronica e trasmissione telematica delle fatture o dei relativi dati, esonera dall’obbligo di fatturazione elettronica i soggetti passivi che applicano il regime forfettario.

 

  • la lettera g) stabilisce che ai fini del riconoscimento della spettanza o per la determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria, al possesso di requisiti reddituali, si tiene comunque conto anche del reddito assoggettato al regime forfetario.

 

Come precisato nella risposta ad Interpello n° 500 del 26.11.2019, i contribuenti che acquisiscano contezza della carenza dei nuovi requisiti imposti dalle norme sopra evidenziate durante l'anno di imposta 2020, avendo già adottato il regime forfettario, anche in continuità con gli anni precedenti, possono sanare la propria posizione adottando una delle seguenti alternative:

 

  • emettendo e trasmettendo al committente note di variazione in aumento, ai sensi dell’art. 26, co. 1, del D.P.R. n. 633/1972, ad integrazione delle fatture originarie, addebitando a titolo di rivalsa l’Iva da versare ed esponendo l’eventuale ritenuta d’acconto;
  • emettendo e trasmettendo al committente note di variazione in diminuzione, ai sensi dell’art. 26, co. 2, del D.P.R. 633/1972, ad integrale storno delle fatture originarie ed emettendo nuove fatture (in sostituzione delle precedenti), addebitando a titolo di rivalsa l’Iva ed esponendo l’eventuale ritenuta d’acconto.

Ad maiora

IL PRESIDENTE  
Edmondo Duraccio

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

 

ED/FC/PDN

 

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