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notizie dall’ordine n° 81/2020 del 16/07/2020

Altra lettera a firma della Presidente del CNO, Marina Calderone, al Ministro del Lavoro, Sen. Catalfo, ed al Presidente INPS, Prof. Tridico, in merito alla modalità di gestione degli ammortizzatori sociali. La nota presidenziale, Prot. 2020/0005489 del 14 luglio 2020, lungi dal voler essere “un j’accuse” per quello che poteva essere e non è stato rappresenta quel grido di dolore di 26.000 Consulenti del Lavoro che, dopo aver tanto lavorato tra disagi e criticità, non ha visto finalizzato il frutto di tanta dedizione: la tempestiva erogazione dell’ammortizzatore agli aventi diritto.

 

Se non conoscessimo, da vicino, il carattere, il temperamento, la tempra e la determinazione della Presidente Marina Calderone ci saremmo meravigliati circa il numero di lettere inviate a rappresentanti delle Istituzioni nel corso di questo “brutto” periodo iniziato il 23 febbraio. Tanti i destinatari, dal Premier Giuseppe Conte al Ministro del Lavoro Nunzia Catalfo non dimenticando i responsabili dell’INPS, Prof. Tridico, la D.G. Dott.ssa Di Michele, ed il dominus di F.S.B.A. Non per ultimo un’accorata missiva richiedente tutela per i Consulenti del Lavoro rivolta al Ministro dell’Interno, Prefetto Lamorgese.

Lettere di doglianze e di proposte costruttive: unico ammortizzatore, tutela dell’artigianato, eccessiva burocratizzazione delle procedure, il trash del sito INPS, la spensierata autonomia delle Regioni nel trattare le pratiche, con regolamentazioni diverse, di cassa in deroga.

Tutte con la consapevolezza di rappresentare 26.000 cdl la cui unica finalizzazione dell’opera svolta in materia di ammortizzatori sociali era il soddisfacimento delle esigenze di sostentamento dei lavoratori!!!

Lo scorso 14 luglio ne ha scritte ben due in successione: la prima, di cui vi abbiamo dato informativa nel n. 80 della presenta Rubrica rivolta al D.G. Di Michele per l’incresciosa vicenda della massiva reiezione delle pratiche di anticipazione del 40% e quella di cui vi diamo contezza oggi, ma inviata un’ora dopo, avente come destinatari il Ministro del Lavoro, Sen. Nunzia Catalfo, ed il Presidente Inps, Prof. Pasquale Tridico.

E’ la nota Prot. 2020/0005489 del 14 luglio 2020 con cui la Presidente, Marina Calderone, trasmette il grido di dolore di una Categoria, quella dei Consulenti del Lavoro, per quanto negli ultimi mesi sta accadendo sul fronte della gestione degli ammortizzatori sociali emergenziali.

Ecco come testualmente prosegue la ns. Presidente:

Dal mese di marzo ognuno dei 26.000 iscritti all’Ordine ha avuto ogni attimo delle sue giornate, anche quelle festive, scandite dalla lettura e dall’interpretazione, spesso contrastata e contrastante, dei molteplici provvedimenti che hanno disegnato il sistema degli aiuti ad aziende e lavoratori.

Ometto di fare la lista di ogni singolo atto, decreto, circolare o prassi su cui siamo stati chiamati a spendere le nostre capacità interpretative e applicative.

Se da un lato vi può essere l’orgoglio per aver dimostrato che la categoria, ancora una volta, si è confermata come l’interlocutore tecnico di riferimento di 1,5 milioni di aziende e di 8 milioni di lavoratori, dall’altro vi è tutto lo scoramento di chi ha compreso sin da subito l’entità degli errori che si stavano commettendo e ha cercato, senza riuscirvi, di mettere tutti in guardia dal pericolo che si delineava.

Quale? Quello di rimanere imbrigliati, così come poi si è verificato, in mille adempimenti inutili, in procedimenti burocratici farraginosi, nell’eterno discarico di responsabilità tra i tanti centri decisionali che hanno un minimo di competenze nell’ambito della gestione degli strumenti di sostegno al reddito.

Da tecnici quali siamo e vogliamo continuare ad essere, ci siamo tenuti lontano dalle dotte disquisizioni teoriche e accademiche e così intendiamo continuare a fare.

Il motivo è ben semplice: abbiamo proposto l’unico intervento di buon senso che, a nostro avviso, avrebbe consentito al sistema di reggere l’urto di milioni di domande di integrazione salariale, dando un taglio agli adempimenti e raggiungendo l’obiettivo della celerità dei pagamenti dei sussidi ai lavoratori.

Mi riferisco all’Ammortizzatore Unico che, in luogo dei venticinque modi diversi in cui abbiamo fatto le richieste di accesso alle prime 9 settimane di interventi, avrebbe potuto accorciare sensibilmente i processi, dare respiro ad aziende e lavoratori, evitare che i Consulenti del Lavoro dovessero restare rinchiusi sette giorni su sette nei loro studi professionali.

Ad oggi invece ci sono ancora migliaia di lavoratori, come i dipendenti delle imprese artigiane o delle multi localizzate, che attendono ancora di percepire i loro assegni.

Ciò che è avvenuto al sito dell’INPS quando i disservizi informatici e gli attacchi hacker dichiarati hanno reso impossibile per giorni l’inoltro delle domande, credo fosse ampiamente prevedibile. Nel caso così non fosse stato per chi ha disegnato il complesso sistema di norme, sarebbe bastato intervistare al proposito l’ultimo degli iscritti in ordine cronologico a uno dei nostri albi provinciali.

Anche il più giovane dei miei colleghi, avrebbe potuto raccontare le enormi difficoltà che abbiamo dovuto affrontare, giorno per giorno, ora per ora.

Per tutti ha parlato e scritto il Consiglio Nazionale, restando spesso inascoltato.

Di questo, sento il dovere di scusarmi prima di tutto con i miei colleghi e poi con le aziende e i lavoratori che tanta fiducia ancora ripongono in noi.

Questa mia lettera, come dicevo all’inizio, non vuole e non deve essere un j’accuse fine a se stesso. Come dicevo, è un grido di dolore oltre che la manifestazione di tutto il nostro dispiacere e disappunto.

Il dispiacere risiede nelle opportunità mancate, nel non aver potuto riscontrare dei sensibili miglioramenti nei processi gestionali, nonostante gli sforzi fatti.

Anche l’inversione di rotta con la conseguente decisione di accorpare in un’unica gestione tutti i sistemi di cassa integrazione in deroga precedentemente gestiti dalle regioni, non sta producendo gli effetti auspicati e che noi avevamo sostenuto.

Il coordinamento tra la “vecchia” (D.L. 18/2020) e la “nuova” normativa (D.L. 34/2020 e D.L. 52/2020) ha prodotto numerosi rigetti di istanze di proroga, per effetto del mancato completamento dei precedenti periodi. A questo proposito, potremmo produrvi centinaia, se non migliaia, di casi di reiezione dei provvedimenti perché mancherebbero pochi giorni (talvolta uno solo) nella prima domanda. I colleghi testimoniano il respingimento di alcune domande perché l’ultimo giorno cadeva di domenica e non è stato indicato nella domanda. Come se le norme in materia di ammortizzatori sociali prevedessero la corresponsione dell’integrazione nel settimo giorno della settimana!

Il quadro è reso ancora più grave dal fatto che questa situazione, per la quale abbiamo già scritto anche al Direttore Generale dell’INPS, indica che la maggior parte delle istanze di anticipazione del trattamento di cassa integrazione che sono state ad oggi presentate, vengono respinte con motivazioni simili.

Quindi, un provvedimento come quello dell’anticipazione, ideato con la lodevole e sostenibilissima intenzione di offrire un aiuto concreto alle tante famiglie in difficoltà, rischia di franare rovinosamente e di restare imbrigliato nei mille tentacoli della burocrazia, oltre che nei lacci e lacciuoli delle regole di bilancio.

Un provvedimento che avrebbe consentito di dimenticare almeno in parte i tanti disservizi e i problemi che sono sorti in sede di applicazione dei protocolli per le anticipazioni bancarie, oggi si rivela inefficace.

La categoria che rappresento non vuole tutto ciò e, soprattutto, non può accettarlo: per noi rappresenta un ulteriore adempimento che abbiamo assunto per senso del dovere e spirito di servizio nei confronti del nostro Paese.

Per questo non possiamo tacere e non lo faremo fino a quando non otterremo le più ampie rassicurazioni che è stata individuata la soluzione tecnica per risolvere tutte le problematiche sin qui accumulate. Non abbiamo preclusioni nel valutare le soluzioni concrete che vorrete trovare e non mettiamo veti a prescindere, se non uno: non accetteremo di rifare le istanze che, a nostro avviso, sono già tecnicamente corrette!

In conclusione e senza vena polemica alcuna, ci permettiamo di suggerire che il tavolo tecnico sulla riforma degli ammortizzatori sociali che prende l’avvio in questi giorni, inizi i suoi lavori dall’esame della situazione reale che qui ho cercato brevemente di rappresentarVi, da tutti i provvedimenti ancora in attesa delle norme di attuazione, dalle risorse ancora da spendere perché in attesa dei necessari pareri contabili.

Verrà, poi, anche il momento per pensare al futuro, al momento in cui ancor prima di revisionare gli ammortizzatori sociali, si potrà riattivare il circuito virtuoso delle politiche attive e del riaccompagnamento al lavoro dei milioni di lavoratori che oggi non aspettano altro”.

Fin qui la nota della Presidente Calderone. Resta l’amarezza di aver tanto lavorato, con pazienza, passione e dedizione gettando il cuore oltre l’ostacolo per poi constatare, dall’altra parte del vetro o, se volete, della realtà, magari qualcuno che ha saputo solo meravigliarsi od offendersi per qualche necrologio satirico esposto fuori qualche sede.

Non serve a lenire il dolore delle migliaia dei lavoratori che, nonostante il nostro impegno, non hanno ancora ricevuto l’ammortizzatore sociale.

Buon Lavoro

Ad maiora

IL PRESIDENTE
EDMONDO DURACCIO

 

(*) Rubrica contenente informazioni riservate ai soli iscritti all’Albo dei Consulenti del Lavoro di Napoli. Riproduzione, anche parziale, vietata. Redazione a cura della Commissione Comunicazione Istituzionale del CPO di Napoli.

ED/FC

 

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