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N° 147/2022 del 02/08/2022

L’Agenzia delle Entrate, con la risposta ad interpello n° 377 del 14 luglio scorso, ha precisato che il contributo una tantum corrisposto grazie ai risparmi derivanti dai buoni pasto non erogati nel 2020 concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente ed è totalmente tassabile

 

L’Agenzia delle Entrate è ritornata sulla definizione del principio di onnicomprensività del reddito di lavoro dipendente, questa volta con la risposta a interpello n° 377 del 14 luglio 2022, chiarendo che il contributo una tantum corrisposto grazie ai risparmi derivanti dai buoni pasto non erogati nel 2020 concorre alla formazione del reddito di lavoro dipendente e, pertanto, totalmente tassabile.

Nella fattispecie in esame, un Ente aveva fatto presente che, ai sensi dell'art. 1, comma 870, della L. 178/2020 (c.d. Legge di Bilancio 2021), in considerazione del periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19, è possibile utilizzare i risparmi derivanti dai buoni pasto non erogati nel corso del 2020, previa certificazione da parte dei competenti organi di controllo, per finanziare nell'anno 2021, nell'ambito della contrattazione integrativa, i trattamenti economici accessori correlati alla performance e alle condizioni di lavoro, ovvero agli istituti del welfare integrativo.

La stessa circolare n. 11/2021 del Ministero dell'Economia e delle Finanze – Dipartimento Ragioneria Generale, nel fornire indicazioni operative sulle modalità di calcolo dei menzionati risparmi, ha precisato che, una volta acquisita la necessaria certificazione, i predetti risparmi sono destinati, in deroga alle vigenti norme sul contenimento dei fondi (ex art. 23, comma 2, del D. Lgs. 75/2017) al finanziamento dei trattamenti economici accessori correlati alla performance e alle condizioni di lavoro ovvero agli istituti del welfare integrativo.

Sulla base di tali disposizioni, l'Ente aveva sottoscritto un accordo integrativo con le Organizzazioni Sindacali del comparto firmatarie del CCNL nel quale è stabilito che una somma individuata come risparmio derivante dai buoni pasto non erogati nell'anno 2020 e certificata dal Collegio dei Revisori, sarà utilizzata per finanziare gli istituti del welfare integrativo, con particolare riferimento alle iniziative a sostegno del reddito previste dal vigente CCNL di comparto.

In particolare, l'iniziativa a sostegno del reddito dei dipendenti consiste in un contributo una tantum diretto alla generalità del personale. Il contributo, anche per semplificarne le modalità di erogazione, è liquidato in misura fissa ed uguale per tutti i dipendenti cui si applica l’accordo, indipendentemente dalla qualifica e dal livello professionale rivestiti nonché dalla fascia di reddito e/o dal numero dei componenti del nucleo familiare. Nell’accordo si dispone che “gli enti disciplinano, in sede di contrattazione integrativa, la concessione di benefici di natura assistenziale e sociale in favore dei propri dipendenti, tra i quali:

a) iniziative di sostegno al reddito della famiglia (sussidi e rimborsi);

b) supporto all'istruzione e promozione del merito dei figli;

c) contributi a favore di attività culturali, ricreative e con finalità sociale;

d) prestiti a favore di dipendenti in difficoltà ad accedere ai canali ordinari;

del credito bancario o che si trovino nella necessità di affrontare spese non differibili;

e) polizze sanitarie integrative delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale”.

Pertanto, l’Istante, chiedendo chiarimenti sul corretto trattamento fiscale applicabile, ai fini Irpef, del suddetto contributo proponeva come soluzione l’applicazione dell’articolo 51, comma 2, lettera c), del Tuir secondo cui è prevista una deroga al principio della totale tassabilità del reddito di lavoro dipendente per “le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto fino all’importo complessivo giornaliero di euro 4, aumentato a euro 8 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica”.

Tuttavia, di senso opposto risulta l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, secondo cui l’emolumento una tantum da erogare ai dipendenti non conserva la stessa natura dei buoni pasto inutilizzati, con la conseguenza che non può essere incluso fra le prestazioni non imponibili.

Il contributo in esame, si aggiunge, non è riconducibile neanche fra le iniziative di welfare escluse dal reddito in ragione della loro valenza sociale come indicato nella lettera f) dello stesso articolo 51, comma 2 del Tuir.

In definitiva, non c’è alcuna similitudine fra i benefici previsti dalle iniziative di welfare sociale e l’una tantum che l’istante intende erogare ai suoi dipendenti. Le somme, quindi, dovranno concorrere alla formazione del reddito.

Ad maiora

IL PRESIDENTE      
Edmondo Duraccio

 

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

 

ED/FC

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