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N° 160/2021 del 07/10/2021

L’Inps, con la circolare n° 137 del 17 settembre scorso, ha chiarito – contraddicendo le indicazioni di cui alle precedenti istruzioni in materia – che si rende necessario procedere al recupero delle somme versate in difetto, ma anche in eccesso, del contributo Naspi, recte ticket di licenziamento.

 

L’Inps, con la circolare in commento, ha prioritariamente esposto la normativa di riferimento afferente il c.d. “ticket di licenziamento” art. 2 commi da 31 a 35 della L. 92/2012.
In particolare, il comma 31 della disposizione in esame, come modificato dall’articolo 1, comma 250, lettera f), della legge 24 dicembre 2012, n. 228, prevede nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all'ASpI [oggi NASpI], intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI [oggi NASpI] per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell'anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione di cui al comma 30”.
Il contributo, essendo scollegato all’importo della prestazione individuale, è dovuto in misura identica a prescindere dalla tipologia di lavoro, donde è ininfluente che esso sia part-time o full-time, con determinazione proporzionale al numero dei mesi di durata del rapporto in caso di periodi lavorativi inferiori all’anno.
Al fine di determinare l’anzianità lavorativa del dipendente restano confermate le modalità operative di cui alla circolare n° 40/2020, paragrafo 3.1.
L’Istituto ha, inoltre, riportato i seguenti esempi di calcolo:

  • lavoratore con anzianità aziendale, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, pari a 12 mesi:

contributo dovuto = 41% del massimale ASpI/NASpI dell’anno in cui è cessato il rapporto di lavoro;

  • lavoratore con anzianità aziendale, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, pari a 6 mesi:

contributo dovuto = 6/12 del 41% del massimale ASpI/NASpI dell’anno in cui è cessato il rapporto di lavoro;

  • lavoratore con anzianità aziendale, al momento della cessazione del rapporto di lavoro, pari a 28 mesi:

contributo dovuto = 41% del massimale ASpI/NASpI dell’anno in cui è cessato il rapporto di lavoro moltiplicato per 2 + 4/12 del 41% del massimale ASpI/NASpI dell’anno in cui è cessato il rapporto di lavoro.

La misura del contributo è stata quindi determinata, sino alla data di istituzione della NASpI (1° maggio 2015), tenendo conto del massimale ASpI, che veniva annualmente individuato in applicazione dell’articolo 2, comma 7, della legge n. 92/2012.
A decorrere dalla data di istituzione della NASpI (1° maggio 2015), l’importo del massimale è invece determinato in applicazione dell’articolo 4 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22, il quale prevede ai commi 1 e 2 che: “La NASpI è rapportata alla retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il numero 4,33. Nei casi in cui la retribuzione mensile sia pari o inferiore nel 2015 all'importo di 1.195 euro, rivalutato annualmente sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente, la NASpI è pari al 75 per cento della retribuzione mensile. Nei casi in cui la retribuzione mensile sia superiore al predetto importo l'indennità è pari al 75 per cento del predetto importo incrementato di una somma pari al 25 per cento della differenza tra la retribuzione mensile e il predetto importo. La NASpI non può in ogni caso superare nel 2015 l'importo mensile massimo di 1.300 euro, rivalutato annualmente sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati intercorsa nell'anno precedente”.
L’Istituto ha quindi riportato nella sottostante tabella riassuntiva gli importi annui del massimale in argomento.

Anno

Circolare INPS

Retribuzione imponibile

Massimale

2013 (ASpI)

14/2013

1.180,00

1.152,90

2014 (ASpI)

12/2014

1.192,98

1.165,58

2015 (ASpI)

19/2015

1.195,37

1.167,91

2015 (NASpI)

94/2015

1.195,00

1.300,00

2016 (NASpI)

48/2016

1.195,00

1.300,00

2017 (NASpI)

36/2017

1.195,00

1.300,00

2018 (NASpI)

19/2018

1.208,15

1.314,30

2019 (NASpI)

5/2019

1.221,44

1.328,76

2020 (NASpI)

20/2020

1.227,55

1.335,40

2021 (NASpI)

7/2021

1.227,55

1.335,40

 

Infine, nel paragrafo 4, ha precisato che la modalità di calcolo del contributo del c.d. ticket di licenziamento, nel corso degli anni, non è sempre avvenuta conformemente al disposto dell'articolo 2, comma 31, della legge n. 92/2012, donde alcune aziende hanno versato importi maggiori di quelli dovuti nei casi di interruzioni di rapporto di lavoro avvenute durante la vigenza dell’ASpI, mentre – a decorrere dal 1° maggio 2015, data di istituzione della NASpI, invece, il contributo versato dalle aziende risulta in taluni casi di importo inferiore a quello dovuto.
Per l’effetto, si renderà procedere al versamento delle relative differenze per le quali saranno fornite, con successivo messaggio, le relative istruzioni operative.
C’è da evidenziare che le attuali precisazioni dell’Istituto si pongono in contraddizione con quanto avvenuto da precedenti riferimenti di prassi (fra i quali messaggio 594/2018), donde è da ritenere che sulle differenze a debito delle aziende non debba applicarsi alcuna sanzione.
Ad maiora

IL PRESIDENTE 
Edmondo Duraccio

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

ED/FC

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