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N° 163/2022 del 16/09/2022

La residenza in un paese terzo non è di ostacolo a stabilire il domicilio fiscale in Italia ed a considerare il contribuente quale soggetto passivo di imposta.

 

L'Agenzia delle Entrate con la risposta ad Interpello n°429 del 16 agosto 2022, chiarisce che la residenza in un Paese terzo (Regno Unito) non è di ostacolo allo svolgimento di un'attività libero-professionale in Italia con conseguente attribuzione ivi del domicilio fiscale.

Con il quesito posto, l'istante ha specificato di essere iscritta all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), di non possedere un identificativo IVA estero, di non svolgere alcuna attività imprenditoriale o professionale nel Paese in cui risiede e di essere intenzionata a svolgere un'attività libero-professionale in Italia. All'uopo, ha chiesto se, all'apertura della Partita IVA, sia possibile indicare quale domicilio fiscale la sede di svolgimento dell'attività professionale.

I tecnici dell'Agenzia delle Entrate, hanno preliminarmente ricordato che la normativa nazionale attribuisce la natura di soggetto passivo IVA a colui che, nell'esercizio d'impresa, arti o professioni, ex artt. 4 e 5 DPR n° 633/72, effettua le cessioni di beni o le prestazioni di servizi (ex artt. 2 e 3 del decreto IVA) rilevanti nel territorio dello Stato (ex art. 7 del medesimo decreto).

In linea generale, dunque, chi presta attività professionale si considera soggetto passivo IVA in Italia se:

1) è domiciliato in Italia, anche se residente all'estero;

2) è residente in Italia e non è domiciliato all'estero;

3) è domiciliato o residente all'estero ma possiede una stabile organizzazione in Italia,

con la conseguenza, che, in presenza di uno di questi elementi, le prestazioni rese si considerano, in linea generale, effettuate in Italia.

Parimenti, ai fini dell'imposizione sul reddito, l'art. 2, comma 2 del DPR n°917/86, assimila ai cittadini residenti le persone fisiche che "hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza ai sensi del Codice civile".

Ai fini della definizione dei concetti di residenza e domicilio è utile richiamare la circolare n°304 del 2 dicembre 1997, con cui il Ministero delle Finanze ha chiarito che l'aver stabilito il domicilio civilistico in Italia ovvero l'aver fissato la propria residenza nel territorio dello Stato sono condizioni sufficienti per l'integrazione della fattispecie di residenza fiscale, indipendentemente dall'iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente.

In particolare, come chiarito dalla citata circolare, "la residenza è definita dal codice civile come "il luogo in cui la persona ha la dimora abituale". Pertanto è possibile affermare che essa è determinata dall'abituale volontaria dimora di una persona in un dato luogo.

Diversamente, il domicilio è un rapporto giuridico col centro dei propri affari e prescinde dalla presenza effettiva in un luogo. Esso consiste dunque principalmente in una situazione giuridica che, prescindendo dalla presenza fisica del soggetto, è caratterizzata dall'elemento soggettivo, cioè dalla volontà di stabilire e conservare in quel luogo la sede principale dei propri affari ed interessi.

Pertanto:

la residenza è intesa quale res facti, poiché non può prescindere dall'insistere sul luogo, con relativa stabilità, del soggetto e l'elemento intenzionale assume rilevanza secondaria;

il domicilio è, invece, definito res iuris in quanto situazione giuridica caratterizzata dalla volontà di stabilire e conservare in un determinato luogo la sede principale dei propri affari ed interessi.

Nel caso in specie, continua il documento di prassi, l'intenzione dell'interpellante è quella di costituire nel territorio italiano il centro dei propri interessi, ed ivi svolgere l'attività lavorativa. Pertanto, la circostanza che nel territorio italiano venga costituito il domicilio fiscale, pur in presenza della residenza in un paese terzo (Regno Unito) non è di ostacolo a considerare l'istante quale soggetto passivo di imposta alla stregua di un soggetto residente. Peraltro, poiché l'istante non svolge, nel paese di residenza, così come rappresentato nella richiesta, alcuna attività professionale o imprenditoriale, nel modello AA9/12, presentato ai sensi dell'art. 35 del decreto IVA, dovrà indicare il domicilio fiscale ossia il luogo ove sarà svolta l'attività lavorativa, al fine di dotarsi di una partita IVA ordinaria. Pertanto, i redditi riconducibili all'attività svolta in Italia andranno ivi assoggettati ad imposizione.

Da ultimo, considerato l'art. 14 della vigente Convenzione tra Italia e Regno Unito, si renderà applicabile un regime di tassazione concorrente in entrambi i Paesi con la successiva applicazione del credito d'imposta nel Paese di residenza per le imposte pagate all'estero.

Ad maiora

IL PRESIDENTE
Edmondo Duraccio

 

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

 

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