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N° 173/2019 del 06/12/2019

Con la circolare n. 140 del 18 novembre 2019, l’INPS ha recepito le indicazioni fornite dalla Corte di Cassazione (Sentenza n. 22177 del 12 settembre 2018), secondo la quale la fruizione da parte del padre lavoratore dipendente dei riposi spettanti per paternità non è alternativa al godimento dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma. Tali considerazioni valgono sia per le domande pervenute e non ancora definite che, in caso di richiesta dell’interessato, per gli eventi pregressi per i quali non siano intercorsi i termini di prescrizione o non sia intervenuta sentenza passata in giudicato.

 

Come noto, l’art.39 del D.Lgs. 151/2001 regolamenta i riposi giornalieri della madre lavoratrice, prevedendo che il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili durante la giornata. Il riposo è uno solo quando l'orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore. I suddetti periodi di riposo hanno la durata di un'ora ciascuno e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna ad uscire dall'azienda, si riducono a mezz'ora ciascuno quando la lavoratrice fruisca dell'asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal datore di lavoro nell’unità produttiva o nelle immediate vicinanze di essa.

Il successivo art. 40 dello stesso decreto legislativo regolamenta invece i riposi giornalieri del padre stabilendo che al padre lavoratore sono riconosciuti i periodi di riposo di cui all’art.39 D.Lgs. 151/2001 con le seguenti regole:

a) nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;

b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;

c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;

d) in caso di morte o di grave infermità della madre.

Orbene tutto ciò premesso, si segnala che, in data 12 settembre 2018, la Corte di Cassazione, sezione Lavoro, con la sentenza n. 22177 ha affermato il principio secondo cui l’utilizzo da parte del padre lavoratore dipendente dei riposi giornalieri di cui all’articolo 40 del D.lgs 26 marzo 2001, n. 151 (T.U. sulla maternità e paternità), non è alternativo alla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma.

A tal proposito, la citata sentenza chiarisce che, potendo “entrambi i genitori lavorare subito dopo l’evento della maternità  risulta maggiormente funzionale affidare agli stessi genitori la facoltà di organizzarsi nel godimento dei medesimi benefici previsti dalla legge per una gestione familiare e lavorativa meglio rispondente alle esigenze di tutela del complessivo assetto di interessi perseguito dalla normativa; consentendo perciò ad essi di decidere le modalità di fruizione dei permessi giornalieri di cui si tratta, salvo i soli limiti temporali previsti dalla normativa”.

A seguito della suddetta sentenza di legittimità è intervenuto l’INPS con la circolare n. 140 del 18 novembre 2019 per fornire istruzioni amministrative in materia di diritto alla fruizione dei riposi giornalieri – di cui all’articolo 40 del D.Lgs. n.151/2001 nel caso di padre lavoratore dipendente anche durante il teorico periodo di trattamento economico di maternità spettante alla madre lavoratrice autonoma.

CHIARIMENTI CIRCOLARE INPS

Le istruzioni che l'INPS fornisce con il documento di prassi in esame sono quindi le seguenti:

  • nel caso in cui la madre sia lavoratrice autonoma, il padre lavoratore dipendente può fruire dei riposi di cui all’articolo 40 del D.Lgs. 151/2001 alla nascita o dall’ingresso in famiglia/Italia in caso di adozioni o affidamenti nazionali o internazionali del minore, a prescindere dalla fruizione dell’indennità di maternità della madre lavoratrice autonoma, risultando pertanto superate le indicazioni fornite al punto 2), 4° capoverso, della circolare n. 8 del 17 gennaio 2003;
  • permangono, invece, le seguenti indicazioni fornite nella citata circolare n. 8/2003 in materia di incompatibilità:
  • il padre lavoratore dipendente non può fruire dei riposi giornalieri nel periodo in cui la madre lavoratrice autonoma si trovi in congedo parentale;
  • il padre lavoratore dipendente non ha diritto alle ore che l’articolo 41 del citato D.lgs n. 151/2001 riconosce al padre, in caso di parto plurimo, come “aggiuntive” rispetto alle ore previste dall’articolo 39 del medesimo decreto legislativo (vale a dire quelle fruibili dalla madre), per l’evidente impossibilità di “aggiungere” ore quando la madre non ha diritto ai riposi giornalieri.

AMBITO DI APPLICAZIONE

Infine l’INPS evidenzia che le indicazioni fornite con la circolare in esame si applicano alle domande pervenute e non ancora definite e, a richiesta dell’interessato, anche agli eventi pregressi per i quali non siano trascorsi i termini di prescrizione ovvero per i quali non sia intervenuta sentenza passata in giudicato.

L'Istituto annuncia poi che con un successivo messaggio verranno impartite le istruzioni relative ai flussi informatici.

Ad maiora

IL PRESIDENTE  
Edmondo Duraccio

 

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

 

ED/FC/GC

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