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N° 178/2019 del 17/12/2019

L’Agenzia delle Entrate, risposta all’interpello n. 419 del 23 ottobre 2019, ha chiarito che qualora, a fronte di incassi tramite buoni pasto, il contribuente, con riferimento alle stesse operazioni, emetta documento commerciale da rilasciare al cliente (scontrino) e mensilmente fattura elettronica nei confronti dell’emittente i buoni pasto non si ha duplicazione del debito IVA in quanto è solo al momento del pagamento (rimborso del buono pasto) che si verifica l’esigibilità dell’imposta, salva emissione anticipata della fattura

 

Come noto dal 1° luglio 2019 è obbligatoria, per i soggetti che effettuano commercio al minuto che hanno un volume d’affari superiore a 400.000 euro annui, la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia dell’Entrate, tra cui rientrano anche le somministrazioni di alimenti e bevande effettuate dai pubblici esercizi.
Si ricorda che il suddetto obbligo è stato introdotto con l’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. n. 127/2015 che prevede dal 1° gennaio 2020, per tutti i soggetti che effettuano commercio al minuto, l’obbligo di memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente all'Agenzia delle Entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri.
Orbene, ciò premesso, nella risposta all’interpello n. 419 del 23 ottobre 2019, l’Agenzia risponde ad un’istanza di interpello presentata da un soggetto esercente l’attività di ristorazione che accetta i buoni pasto a fronte dell’erogazione dei servizi di somministrazione di alimenti e bevande, fornendo importanti chiarimenti,

QUESITO INTERPELLO

Il contribuente che ha avanzato istanza di interpello svolge attività di ristorazione ed avendo un volume d'affari superiore a 400.000 euro annui già dal 1° luglio 2019 procede alla memorizzazione elettronica ed alla trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri. Poiché spesso capita che l'utente/consumatore del pasto decida di pagare in parte con il buono pasto e in parte in contanti o altro pagamento elettronico, alla cassa viene rilasciato uno scontrino fiscale che riporta l'importo totale della consumazione, l'indicazione della quota relativa all'IVA a debito e le due diverse modalità di pagamento ricevute.

Con riferimento alle stesse operazioni imponibili, il contribuente emette quindi due distinti documenti fiscali:

  • uno scontrino fiscale rilasciato a ciascun Cliente;
  • una fattura elettronica emessa mensilmente nei confronti dell'Emettitore di buoni pasto.

Entrambi i suddetti documenti con IVA a debito, vengono trasmessi ed elaborati dall'Agenzia delle Entrate, mentre al momento della redazione della liquidazione periodica IVA e con riferimento ai pagamenti ricevuti tramite ticket (e solo per tale quota) al fine di evitare duplicazioni, viene liquidata l'IVA a debito una sola volta.
Orbene, il contribuente, temendo una incongruenza tra i dati comunicati e quelli in possesso all'Agenzia delle Entrate, alla quale risulterà sempre un'IVA dovuta superiore a quella dichiarata (poiché telematicamente vengono trasmessi scontrino e fattura) ha chiesto conferma della procedura adottata.

PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE

In premessa l’Agenzia delle Entrate ricorda che il momento di effettuazione dell’operazione, individuato ai sensi dell’articolo 6 D.P.R. 633/1972, è collegato al pagamento del corrispettivo, trattandosi di prestazioni di servizi. Pertanto, il momento rilevante ai fini IVA non coincide con l’erogazione del servizio e l’accettazione del buono pasto, bensì si deve aver riguardo alla successiva emissione della fattura nei confronti della società emittente i buoni pasto (che normalmente avviene alla fine di ciascun mese solare quale momento anticipatorio rispetto al pagamento del corrispettivo).
Tuttavia, precisa l’Agenzia nella risposta, ciò non significa che, completata la prestazione nei confronti del cliente, alla ricezione del buono pasto il prestatore non debba emettere alcun documento. Sul punto, vengono in evidenza i chiarimenti forniti con la circolare n. 60/1983, secondo cui “il pagamento del corrispettivo non assume rilevanza esclusiva ai fini dell’obbligo del rilascio dello scontrino, sia per le cessioni di beni che per le prestazioni di servizi”. In particolare, prosegue la circolare per la parte che qui interessa, anche per le somministrazioni di alimenti e bevande all’atto della ultimazione della prestazione senza pagamento del corrispettivo, deve essere rilasciato lo scontrino fiscale.
Pertanto, continua l’Agenzia delle Entrate, ciò comporta che all’atto dell’erogazione del servizio dovrà essere rilasciato un documento commerciale anche se il corrispettivo non è stato “riscosso”.
Per quanto sopra, per assicurare la necessaria ed inderogabile uniformità, il "Layout del documento commerciale" prevede, tra le diverse voci, anche il "non riscosso", ossia l'indicazione di quella parte di corrispettivo che non viene versato (tramite contanti o strumenti elettronici) e che confluisce:

  • nella memoria permanente dei registratori telematici, denominata "dispositivo giornale di fondo elettronico" o "DGFE";
  • nelle informazioni da trasmettere telematicamente.

Ivi, in particolare, nei "DatiRT" (blocco obbligatorio per i dati contabili-fiscali provenienti dai registratori telematici) alla voce "4.1.4" "Ammontare", si specifica che “Tale importo è comprensivo dei corrispettivi non riscossi e di quelli per i quali il pagamento è stato effettuato mediante ticket restaurant mentre non comprende i corrispettivi derivanti dalle fatture emesse (tramite RT). Si precisa, altresì, che in tale campo deve essere inserito l'ammontare delle vendite, senza sottrarre l'ammontare dei resi e degli annulli”.
La successiva emissione della fattura, volta a documentare nei confronti delle società di emissione dei buoni pasto l’avvenuta prestazione e l’incasso dei corrispettivi inizialmente non riscossi, potrebbe far sorgere il dubbio di una duplicazione del debito IVA. Tale dubbio, afferma l’Agenzia, non sussiste, considerato che la prestazione si considera effettuata al momento del pagamento effettivo (rimborso dei buoni pasto) o, al più, se precedente, al momento di emissione della relativa fattura, dovendo partecipare alla sola liquidazione (con cadenza mensile o trimestrale) dell’imposta propria di quel momento.
Per tutto quanto sopra, l’Agenzia conclude affermando che “il principio richiamato sarà tenuto presente in caso di disallineamento tra i dati trasmessi telematicamente e l’imposta liquidata periodicamente”.

Ad maiora

IL PRESIDENTE  
Edmondo Duraccio

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

ED/FC/GC

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