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N° 208/2021 del 16/12/2021

Per l’Agenzia delle Entrate, anche la cessione di beni online tramite agenti incaricati alla vendita rileva come commercio elettronico indiretto.


L’Agenzia delle Entrate, con la risposta ad Interpello n.793 del 25 novembre 2021, ha ribadito che la cessione di beni online tramite agenti incaricati alla vendita rileva come commercio elettronico indiretto, e pertanto, la società venditrice non è così tenuta a documentare i relativi corrispettivi.

Le caratteristiche generali dell’e-commerce

Il volume d’affari legato alle compravendite online è sempre più significativo e i riflessi di tali transazioni, soprattutto dal punto di vista dell’inquadramento ai fini IVA, vanno opportunamente approfonditi.

E’ bene precisare la fondamentale distinzione tra commercio elettronico “diretto” e “indiretto”.

Il commercio elettronico (id: e-commerce) si distingue infatti in:

  • commercio elettronico “diretto”, quando tutte le fasi della transazione, ergo ordine, pagamento e consegna, avvengono e si perfezionano online.

Tale commercio riguarda le compravendite di beni immateriali “digitali”, ossia di quei beni privi di supporti fisici che possono essere scomposti in “bit”, trasportati, e quindi consegnati, attraverso le linee telefoniche e poi ricomposti nella memoria del computer del destinatario. Nello specifico trattasi di software, immagini, testi, musica, film, ecc. Ai fini fiscali tali operazioni sono considerate prestazioni di servizi.

  • commercio elettronico “indiretto”, quando l’ordine ed eventualmente il pagamento avvengono e si perfezionano per via telematica (id: online), mentre la consegna della merce avviene attraverso i canali tradizionali, vettore o spedizioniere, e spedizione al domicilio dell’acquirente.

Ai fini fiscali tali operazioni sono considerate cessioni di beni e, ai fini Iva, sono trattate come “vendite a distanza”, ovvero per corrispondenza.

Con riferimento alle norme in vigore, per quel che concerne i rapporti “B2B” (id: business to business) si applicano le regole ordinarie in materia di rapporti domestici, intracomunitari o extraUE.

Per quanto attiene ai rapporti “B2C” (id: business-to-consumer) si applicano le regole ordinarie in presenza di cessione di beni nei confronti di privati italiani e per le esportazioni. Per le cessioni di beni a privati stabiliti nei paesi UE si applicano invece le disposizioni particolari stabilite dal D.lgs n. 83/2021 di recepimento degli art. 2 e 3 della Direttiva UE n. 2017/2455 in materia di Imposta sul Valore Aggiunto.

Dal punto di vista IVA, i rapporti “B2C” devono essere inoltre trattati alla stregua delle “vendite a distanza”. È pertanto necessaria la coesistenza delle seguenti condizioni:

  • l’acquirente deve essere un privato consumatore o un soggetto assimilato, ossia un ente non commerciale oppure soggetto con partita Iva che tuttavia acquista per la propria sfera privata;
  • il trasporto presso il domicilio dell’acquirente (id: cessionario) deve avvenire a cura del cedente o di terzi per suo conto.

Trovando applicazione le norme sulle “vendite a distanza”, tali operazioni non sono inoltre soggette all’obbligo di emissione della fattura, salvo che non venga appositamente richiesta dall’acquirente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione ai sensi dell’art. 22 del DPR n. 633/1972, né sono soggette all’obbligo di certificazione mediante emissione di scontrino o ricevuta fiscale, art. 2 DPR n. 696/1996. Resta tuttavia fermo l’obbligo di registrazione dei corrispettivi nell’apposito registro, in osservanza all’art. 24 del DPR n. 633/1972.

 

Vendita tramite di soggetti incaricati

L’interpello de quo, è stato richiesto da una società stabilita in Italia e operante nel settore della vendita di prodotti cosmetici e alimentari all'interno del territorio nazionale, principalmente attraverso un canale online, e tali prodotti sarebbero venduti direttamente ai consumatori finali, ai soggetti incaricati alla vendita per uso personale e ai clienti privilegiati che aderiscono a specifici programmi.

Alla luce di questa ripartizione di soggetti e clienti, la società istante ha voluto conoscere se per tutti e tre i casi le operazioni potessero essere qualificate come “commercio elettronico indiretto”. Tale qualificazione avrebbe infatti fatto rientrare le cessioni tra quelle non soggette all'obbligo di certificazione disciplinate dall'art. 1 del DPR n. 696/1996.

A parere dell’Amministrazione Finanziaria, le cessioni di beni online, tramite agente incaricato, si possono considerare commercio elettronico indiretto e, di conseguenza, la società venditrice non è tenuta a documentare i relativi corrispettivi tramite fattura, a meno che l'acquirente non lo richieda, né tanto meno a trasmettere telematicamente i corrispettivi, come regolamentato dall'art. 2 del D.lgs n. 127/2015.

 

Nessuna documentazione per i corrispettivi

Infatti, in considerazione del fatto che in “in tutte le ipotesi di vendita, il rapporto si instaura tra l'istante cedente ed un cessionario consumatore italiano”, con acquisto online tramite strumenti di pagamento tracciabili e consegna tramite vettore, la vendita potrà sempre considerarsi commercio elettronico indiretto e, conseguentemente, l'istante non sarà tenuto a documentare i relativi corrispettivi né tramite fattura né attraverso l'invio telematico.

L’Agenzia delle Entrate, ha comunque ribadito che resta sempre possibile “la possibilità su base volontaria di procedere con la memorizzazione elettronica e l'invio telematico dei corrispettivi, su base volontaria”.

Per approfondire

https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/3930262/Risposta_793_25.11.2021.pdf/0f09fa74-9d69-33d0-d49b-62ca24f54299

Ad maiora

IL PRESIDENTE
Edmondo Duraccio

 

 (*) Rubrica riservata agli iscritti nell’Albo dei Consulenti del Lavoro della Provincia di Napoli. E’ fatto, pertanto, divieto di riproduzione anche parziale. Diritti legalmente riservati agli Autori

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